Recensioni
In qesta pagina sono raccolte le recensioni del nostro cd "Percezioni", buona lettura!
Primo vero e proprio album per gli Hyride.
Coadiuvati dalla Videoradio di Milano, ci presentano otto brani dove risulta evidente l'ottima preparazione della band e la buona produzione del disco. Composizioni potenti con chitarre che esplodono granitiche e tastiere a contornare con atmosfere che rimandano agli anni '80. Pregio del disco è un'intensità costante che gli Hyride riescono ad alimentare per tutta la durata delle release. Il cantato in italiano (buoni i testi) danno ancora più espressività al progetto. Qualche rimando ai Nine Inch Nails è poco per spiegare l'attitudine del quintetto che suona aggressivo e centra ottime tracce come "La Noia", "Neanche un po'" e "Uomini Caduti". I brani sono inoltre molto ben articolati senza perdere mai di incisività, unica pecca sono le liriche di voce un po' simili tra loro. Un bel progetto dunque che supponiamo sappia emozionare anche in veste live. U.Musti
Per riassumere la musica degli Hyride, non c’è miglior definizione di quella che loro stessi forniscono sul sito ufficiale del gruppo: una “solida base rock che si evolve nella folle nube sintetica”. L’elettronica è infatti il principale ambito di sperimentazione per questa band di Siena. “Percezioni”, primo album del gruppo, arriva dopo un demo e una serie di concerti e partecipazioni a festival musicali in tutta Italia. Da notare subito il buon lavoro svolto in fase di missaggio, ancora più evidente in un disco come questo in cui ogni brano prevede una vasta gamma di tracce e di effetti sintetici. L’album si apre con pezzi molto orecchiabili come “Neanche Un Po’” e “La Noia”, in cui strumenti ed effetti si fondono dando origine a melodie elaborate e originali, con risultati sempre più convincenti fino a "Uomini Caduti". Buoni i testi, tutti in italiano, cantati però senza sostanziali variazioni (d’altra parte quando la voce cambia diventa sorprendentemente simile a quella de Le Vibrazioni - basta ascoltare il ritornello di “Audaces Solum” per farsi un’idea).
Purtroppo alla lunga proprio questa monotonia comincia a pesare sul risultato, soprattutto quando viene meno anche l’ispirazione delle escursioni sintetiche, che scadono in ritmi quasi da disco-music (“Sit-Com” e “Senza Sapere”), rendendo questo ambizioso progetto degli Hyride riuscito solo in parte, ma comunque promettente.
L'idea alla base del progetto Hyride, quintetto senese al debutto per l'occhiuta Videoradio, è quella di un rock energico di stampo eighties chiamato a strapazzare una trama electro guizzante e ipnotica. Su tale schema lavorano liriche serrate - in italiano - perlopiù dedite a masticare nevrotici allarmi Subsonica quando non - come capita nelle strofe de La noia - torbidi quadretti di stampo Marta Sui Tubi. Intanto che perseguono l'obiettivo, i ragazzi fanno capire d'essere tutt'altro che sprovveduti, sciorinando stordenti ibridazioni electro/hard (vedi il bridge di Audace Solum) e suggestivi coprifuoco wave/funk (nelle strofe di Percezioni notturne). C'è un problema, però: le canzoni escono rigide, poco fluide, artificiose. Il problema risiede nella tattica stessa, quel cocciuto ricorrere ai riffarama di chitarre per innescare i chorus, quasi che in ogni pezzo il rock fosse chiamato a recitare la parte del deus ex machina, muscoloso detentore di ritornelli incendiari o pelosamente innodici (quasi dei Nomadi in fregola Nine Inch Nails...), procuratore di catarsi pseudo-industrial, quasi-hard, in bilico su profusioni techno-prog.
Ne risulta una certa monotonia - per la stolida reiterazione della struttura - e una spiccata sensazione di didascalismo. Difetti da risolversi a monte, in fase di composizione. E' necessario cioè che la scrittura faccia un salto di qualità, adeguandosi al livello delle interessanti soluzioni d'arrangiamento (l'interazione basso-batteria, i riff di tastiera e in genere tutta la misticanza sintetica - cinguettii, guizzi, grugniti - sono di ragguardevole fattura). Non a caso quando lo schema viene accantonato - come nei rimbalzi electroclash di Sit-Com e soprattutto nel martello techno-dance di Senza sapere (dove le chitarre sono bave fantasma ed il canto azzarda piacevoli punkismi e litanie John Lydon) - abbiamo a che fare coi pezzi migliori in scaletta. Urgono correzioni di rotta, che attendiamo fiduciosi.